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venerdì 10 dicembre 2010

La bambina cinese.

La bambina cinese che prende le ordinazioni di cibo cinese al ristorante cinese di via Oderisi da Gubbio a Roma, da alcuni qualificata più sbrigativamente come la figlia del ristorante cinese (i ristoranti cinesi hanno questa usanza di accoppiarsi fra di loro), senza dubbio non è consapevole che la sua persona rappresenta una pesante incoerenza all'interno del locale dei suoi genitori, se sono i suoi genitori quei tizi che ogni tanto si affacciano al pass della cucina per prendere le comande. Se è vero ciò che si dice, che in Italia i cinesi non muoiono ma verranno rimpiazzati in una specie di loop da altri connazionali, fino alla fine dei tempi, allora magari non sono neanche i suoi genitori ma sono così uguali a tutti gli altri genitori cinesi che non se ne è accorta neanche lei.
La minuscola bettola si presenta ad una prima occhiata stilisticamente in linea con tutte le altre bettole cinesi di minuscole dimensioni, una serie di cianfrusaglie ne formano lo stile inconfondibilmente kitsch: televisore vintage a tubo catodico (o televisore LCD di pessima qualità, una recente alternativa), che trasmette a ciclo continuo le migliori prestazioni olimpioniche degli atleti della Repubblica Popolare e i grandi classici del rock inglese di tutti i tempi tradotti senza pietà in lingua mandarina (Yesterday si pronuncia “Zuótiān”). Per la gioia degli occhi l'ambiente è arricchito da una varietà multicolore di addobbi natalizi e festoni di ricorrenze passate, arazzi e quadri enormi che nascono direttamente in Cina con la cornice bianca smaltata, quindici centimetri di spessore, decorazioni a vetro finta dinastia Ming - draghi su sfondo di montagne innevate, nuvole sottili, stagno in primo piano con carpe Koi a pelo dell'acqua e ninfee -, soffitto illuminato, acquario, pesci, portatovaglioli. Digressione: essendo la facciata del ristorante minuscola come tutto il resto, ed essendo il ristorante privo di insegna ed ubicato a fianco di un elettrauto, alcuni passanti distratti avranno pensato “questo elettrauto è proprio un burlone” oppure “è un provocatore” o più semplicemente “che cazzo ci fa un elettrauto con le lanterne rosse all'ingresso?”, fine della digressione.
Torniamo alla bambina che spunta dietro al mobiletto di legno, che è poco più alta del registratore di cassa e che nel nostro breve racconto si sta per tramutare in un mostro. Ma finché non parla, potrebbe fare tenerezza. Ciao – il cliente scandisce bene le parole perché si tratta di una bimba, e in più cinese - mi fai un involtino primavera, un raviolo al vapore e un riso alla cantonese, per favore. Ed ecco che la bambina risponde, trasformandosi in un mostro nell'istante preciso in cui apre la bocca: che l'invortino lo voi subbito?? Er raviolo, de carne o de pesce?! Per il riso, te tocca aspetta' na ventina de minuti... A' Maaaaa!!! A' famme n'invortinooo!

A questo punto della conversazione il cliente si sentirà come Padre Dyer quando ne L'esorcista la bambina posseduta cambia la voce per la prima volta. Se il cliente è un estimatore della cucina, della ristorazione cinese e delle cose fritte in generale probabilmente inorridirà, se è un amante della coerenza anche, perché quell'intrusione prepotente dell'elemento di borgata ha distrutto un equilibrio perfetto, se è un linguista noterà che la sorte ha usato la solita ironia se ha scambiato un cinese con un romano - il primo pronunciando tutte le “R” come “L” e il secondo facendo esattamente il contrario, in una confusione reciproca di consonanti liquide -, se è uno di quelli che ha pensato che l'elettrauto fosse un provocatore lo penserà anche della bambina, se è cieco crederà di avere sbagliato ristorante. Se invece è Padre Dyer oppure è semplicemente uno che ha fame, non ci farà molto caso.
Si siederà al tavolo, chiedendosi perché quel tizio in tv stia biascicando qualcosa che assomiglia vagamente a una canzone di Tom Waits. Vagamente. Ma no, è impossibile. Si ricorderà della voce di Tom Waits, che suona come se l'avessero tenuta sepolta per dieci anni in una grotta a fumare catrame e a mangiare dei sacchi di terra. Questo tizio invece ha una vocina... Certo che... però, sembra proprio quella canzone... Ma no dai... Che sciocchezze, Tom Waits in mandarino, figuriamoci...

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